Il Professore Andrea Ivo Antonio
Professore, era la sua prima partecipazione a un torneo organizzato dal nostro Ufficio, come si è trovato e quali emozioni le ha dato?
Vincere un torneo dà sempre soddisfazioni e poi mi sono trovato molto bene. Il clima era familiare e mi sono sentito subito a mio agio. L’organizzazione e la comunicazione sono state ottime. L’unica speranza è che alla prossima edizione partecipino più persone.
Come si potrebbe lanciare il bridge in ambito universitario?
Sicuramente il bridge potrebbe essere una materia complementare nel mondo accademico. Purtroppo, in Italia, a differenza di altre nazioni, non trova una collocazione di primo piano, anche se a livello professionistico ci sono campioni anche nostrani. Per quanto riguarda il settore universitario, il bridge andrebbe sponsorizzato e pubblicizzato in maniera sempre più frequente, poiché è una disciplina che aiuta le capacità matematiche e scientifiche di una persona e lo consiglierei soprattutto agli studenti che frequentano corsi umanistici, dando loro la possibilità di sviluppare anche le possibilità mnemoniche e matematiche.
Che cosa si potrebbe proporre per sollecitare la pratica del bridge in ambito accademico?
Sicuramente corsi di apprendimento, prima di livello base poi di perfezionamento, aperti a docenti, personale amministrativo e studenti. Tutto ciò per creare intorno al movimento un interesse che collateralmente migliorerebbe anche il lato didattico.
Valerio Di Curzio






